Pubblicato il Aprile 12, 2024

Scegliere come investire non è solo una questione di rendimento, ma di costi: una commissione del 2% invece dello 0,7% può erodere fino a un terzo del tuo capitale finale in 20 anni.

  • I robo-advisor come Moneyfarm costruiscono portafogli su ETF a gestione passiva, minimizzando i costi e massimizzando l’efficienza strutturale.
  • Le banche tradizionali propongono spesso fondi a gestione attiva con commissioni elevate che, nella stragrande maggioranza dei casi, non riescono a battere il mercato di riferimento.

Raccomandazione: Valuta un robo-advisor per la gestione “core” (70-80%) del tuo portafoglio per beneficiare di costi bassi e diversificazione, riservando la gestione autonoma alla parte “satellite” (20-30%) per investimenti tattici.

Se sei un professionista impegnato, probabilmente ti trovi di fronte a un dilemma comune: hai accumulato una certa liquidità sul conto corrente, ma il tempo per studiare i mercati e gestire attivamente un portafoglio di investimenti è praticamente nullo. La prima idea, quasi istintiva, è quella di rivolgersi al proprio consulente in banca. È la via tradizionale, quella che sembra più sicura e familiare. D’altronde, è il loro mestiere, no? Eppure, ogni giorno vedi quella liquidità erosa dall’inflazione, e senti che l’inazione ha un costo sempre più alto.

Il mondo della finanza, tuttavia, è cambiato radicalmente. Accanto al modello tradizionale sono emerse alternative tecnologiche, come i robo-advisor, che promettono una gestione patrimoniale efficiente a costi drasticamente inferiori. La domanda sorge spontanea: si tratta di una soluzione di serie B o di un’evoluzione intelligente? La discussione viene spesso ridotta a un semplice “tecnologia vs. rapporto umano”, ma è una visione superficiale. La vera partita non si gioca su questo campo.

La vera chiave di lettura, quella che questo articolo vuole analizzare, è la contrapposizione tra due modelli economici e strutturali: da un lato l’efficienza sistemica a basso costo dei robo-advisor, dall’altro l’inefficienza strutturale ad alto costo del sistema bancario tradizionale. Non si tratta di scegliere tra un algoritmo e una persona, ma tra un’architettura costruita per massimizzare il tuo capitale e una costruita, spesso, per massimizzare le commissioni dell’intermediario. Questa non è un’opinione, ma un fatto matematico che esploreremo nel dettaglio.

In questa analisi comparativa e trasparente, smonteremo pezzo per pezzo i meccanismi di entrambi i sistemi. Esamineremo l’impatto devastante dei costi, la logica dietro la scelta degli strumenti finanziari, la gestione del rischio e il ruolo della psicologia dell’investitore, per darti tutti gli elementi per una scelta finalmente consapevole e strategica.

Quanto impatta risparmiare l’1% di commissioni all’anno sul tuo capitale finale dopo 20 anni?

Il primo elemento da analizzare, e spesso il più sottovalutato, è la “frizione dei costi”. Molti investitori si concentrano sulla ricerca del rendimento perfetto, ignorando che le commissioni agiscono come un freno a mano tirato, erodendo silenziosamente il capitale anno dopo anno. Immaginiamo due investitori che partono con 100.000€ e ottengono un rendimento lordo annuo del 7%. Il primo sceglie una soluzione con un costo totale del 2%, tipico di molti fondi comuni azionari in Italia. Il secondo opta per una gestione con un costo dello 0,7%. Dopo 20 anni, il primo investitore avrà circa 265.000€, mentre il secondo avrà circa 330.000€. La differenza di “soltanto” l’1,3% annuo si è trasformata in 65.000€ di mancato guadagno. Questo è il potere distruttivo dell’interesse composto applicato ai costi.

Il sistema bancario tradizionale si basa su una complessa catena di commissioni: costi di gestione, di performance, di sottoscrizione, di deposito titoli. Secondo uno studio di Banca d’Italia basato su dati ESMA, i costi totali dei fondi comuni azionari in Italia si aggirano in media intorno al 2% annuo, uno dei livelli più alti d’Europa. Questi costi non sono un dettaglio, ma una voragine che inghiotte una parte significativa del rendimento.

Per comprendere la portata del fenomeno, basta osservare l’impatto dei costi sui rendimenti effettivi di alcuni fondi obbligazionari di grandi case di gestione italiane, come evidenziato da un’analisi di SoldiExpert. In alcuni casi, i costi arrivano a ridurre il rendimento potenziale di oltre il 60%.

Impatto dei costi sui rendimenti di fondi obbligazionari (Dati 2020)
SGR Costi totali 2020 Riduzione rendimento
Anima 1,26% -45%
Fineco 1,95% -59%
Azimut 2,04% -65%
Banca Generali 2,68% -65%
Banca Mediolanum 1,38% -89%

Al contrario, i robo-advisor nascono con l’obiettivo di abbattere questa frizione, costruendo un modello basato sull’efficienza e la trasparenza, con un costo totale che raramente supera l’1% (inclusi i costi degli strumenti sottostanti).

Come l’algoritmo decide se sei un investitore prudente o aggressivo e se puoi fidarti?

La seconda grande barriera, dopo quella dei costi, è la fiducia. “Posso affidare i miei risparmi a un algoritmo?”. Questa domanda nasconde il timore di una “scatola nera” che prende decisioni incomprensibili. In realtà, il processo di profilazione di un robo-advisor è uno degli aspetti più strutturati e trasparenti del servizio, basato sulla normativa europea MiFID II. Non si tratta di magia, ma di un processo logico e standardizzato. Attraverso un questionario online, l’algoritmo raccoglie informazioni quantitative e qualitative su tre aree chiave: la tua conoscenza ed esperienza finanziaria, la tua situazione finanziaria (reddito, patrimonio) e, soprattutto, i tuoi obiettivi di investimento e la tua tolleranza al rischio.

Quest’ultima non viene valutata con domande generiche, ma con scenari concreti. Ad esempio: “Se il tuo portafoglio perdesse il 15% in un mese, cosa faresti? Venderesti tutto, non faresti nulla, o investiresti di più?”. In base alle tue risposte, l’algoritmo non fa altro che applicare un modello matematico per assegnarti un punteggio e collocarti in uno dei profili di rischio predefiniti (da molto prudente a molto aggressivo). A ogni profilo corrisponde un’allocazione strategica di asset (un portafoglio modello) già definita e ottimizzata per quel livello di rischio/rendimento. Il processo è quindi sistematico, replicabile e privo di qualsiasi conflitto di interesse emotivo o commerciale.

L’affidabilità non è solo tecnologica, ma anche regolamentare. I principali operatori del settore sono società di investimento a tutti gli effetti, soggette a una rigorosa vigilanza.

Moneyfarm è autorizzata e regolata dalla Financial Conduct Authority (FCA) britannica e vigilata da Consob in Italia.

– Moneyfarm, Sito ufficiale Moneyfarm

Processo algoritmico di valutazione del profilo di rischio dell'investitore

Questo garantisce la separazione del patrimonio dei clienti da quello della società e l’adesione a fondi di garanzia che proteggono l’investitore in caso di default dell’intermediario. La fiducia, quindi, non si basa sulla “simpatia” del consulente, ma su un’architettura di regole e controlli oggettivi.

A differenza di un consulente bancario, che potrebbe essere incentivato a proporre prodotti della propria rete con commissioni più alte, l’algoritmo ha un solo obiettivo: mantenere il portafoglio del cliente allineato al profilo di rischio scelto.

Perché i robo-advisor usano ETF passivi invece di fondi attivi costosi delle banche?

Qui entriamo nel cuore dell’efficienza strutturale dei robo-advisor. La scelta di utilizzare quasi esclusivamente ETF (Exchange Traded Funds) a gestione passiva non è casuale, ma è una decisione strategica basata su decenni di evidenze empiriche. I fondi a gestione attiva, tipicamente proposti dalle banche, sono gestiti da un team di manager che cerca di “battere il mercato” (il benchmark) attraverso la selezione di titoli. Questa attività ha costi molto elevati, che si riflettono in commissioni di gestione tra il 2% e il 3% annuo. Il problema? La stragrande maggioranza di loro non ci riesce.

Studi indipendenti, come il report SPIVA (S&P Indices Versus Active), dimostrano costantemente questa realtà. Secondo l’ultimo rapporto S&P Dow Jones Indices per l’Europa, il 98% dei fondi azionari attivi italiani ha sottoperformato il proprio benchmark negli ultimi 10 anni. In pratica, i clienti pagano commissioni elevate per un servizio che, nella quasi totalità dei casi, fornisce un risultato inferiore a quello che si otterrebbe semplicemente “comprando il mercato” con uno strumento a basso costo.

Gli ETF a gestione passiva fanno esattamente questo: replicano la composizione e il rendimento di un indice di mercato (come l’MSCI World o il FTSE MIB) con una precisione quasi perfetta e a costi irrisori. Ecco i principali vantaggi che spiegano la loro adozione da parte dei robo-advisor:

  • Costi Bassissimi: Il TER (Total Expense Ratio) di un ETF varia tipicamente tra lo 0,15% e l’1% annuo, contro il 2-3% dei fondi attivi.
  • Nessuna Commissione di Performance: Molti fondi attivi applicano una commissione extra (fino al 20%) sui guadagni che superano una certa soglia, un costo assente negli ETF.
  • Trasparenza Totale: La composizione di un ETF è pubblica e aggiornata quotidianamente, a differenza di molti fondi la cui composizione è meno chiara.
  • Liquidità Intraday: Essendo quotati in borsa come le azioni, gli ETF possono essere comprati e venduti in qualsiasi momento durante la giornata di negoziazione.
  • Efficienza Fiscale: La struttura degli ETF permette spesso una gestione più efficiente di plusvalenze e minusvalenze, ottimizzando il carico fiscale per l’investitore.

Scegliere la gestione passiva tramite ETF non è una rinuncia, ma una presa d’atto razionale: se la maggior parte dei gestori non batte il mercato, la strategia più intelligente è replicare il mercato al minor costo possibile.

L’errore di chiudere il conto robo-advisor al primo storno di mercato vanificando la strategia

Il più grande nemico di un investitore non è la volatilità del mercato, ma la propria emotività. L’errore più comune e distruttivo è il “panic selling”: vendere tutto durante una flessione per la paura di perdere ancora di più, per poi magari rientrare quando i mercati sono già risaliti, perdendo così il rimbalzo. Questo comportamento, dettato da bias cognitivi come l’avversione alla perdita, vanifica qualsiasi strategia di lungo periodo. Un piano di accumulo o un portafoglio diversificato funzionano solo se si ha la disciplina comportamentale di mantenerli attivi anche e soprattutto durante le tempeste.

È qui che l’approccio sistematico di un robo-advisor mostra un altro dei suoi punti di forza. L’algoritmo non ha emozioni. Non va in panico quando i mercati crollano. Al contrario, esegue in modo automatico e disciplinato una delle operazioni più importanti per la salute del portafoglio: il ribilanciamento. Se, a causa di un crollo del mercato azionario, la componente “azioni” del tuo portafoglio scende dal 50% al 40%, l’algoritmo venderà una parte della componente obbligazionaria (che si è rivalutata in proporzione) per comprare azioni a prezzi scontati, riportando l’asset allocation all’equilibrio strategico. In pratica, ti costringe a “comprare basso e vendere alto”, l’esatto opposto di ciò che l’istinto ti direbbe di fare.

Metafora visiva del panic selling durante le crisi di mercato

L’esperienza storica lo conferma. Chiunque abbia mantenuto i nervi saldi e continuato a investire durante le grandi crisi del passato (dal crollo delle Dotcom alla crisi finanziaria del 2008, fino alla pandemia del 2020) è stato ampiamente ripagato nel lungo periodo.

Studio di caso: L’impatto del rimanere investiti

Un investitore che avesse iniziato un piano di accumulo di 100€ al mese nel 2001, secondo una simulazione di justETF, avrebbe accumulato un capitale di circa 60.000€ a fronte di soli 24.000€ versati. Questo risultato è stato ottenuto nonostante aver attraversato alcune delle peggiori crisi finanziarie della storia moderna. Il fattore tempo e la disciplina nel rimanere investiti si sono dimostrati più potenti della volatilità di breve termine.

Il robo-advisor agisce come un “coach comportamentale” automatizzato, imponendo quella disciplina che per un essere umano, bombardato da notizie allarmistiche, è incredibilmente difficile da mantenere.

Quando usare il robo-advisor per la parte “core” del portafoglio e fare da soli per la parte “satellite”?

La scelta tra robo-advisor e gestione autonoma non deve essere necessariamente un “aut aut”. Una delle strategie di portafoglio più efficaci e diffuse, adatta anche per l’investitore evoluto ma con poco tempo, è l’approccio Core-Satellite. Questa architettura di portafoglio prevede di dividere il proprio capitale in due parti distinte con obiettivi diversi.

La componente Core, che costituisce la maggior parte del portafoglio (solitamente il 70-80%), rappresenta il cuore strategico dell’investimento. Il suo obiettivo è catturare il rendimento del mercato globale nel lungo periodo. Deve essere quindi massimamente diversificata, a basso costo e gestita con disciplina. Un robo-advisor come Moneyfarm è lo strumento perfetto per questa componente: deleghi la gestione di un portafoglio globale di ETF, beneficiando di ribilanciamento automatico e costi contenuti, senza doverci pensare.

La componente Satellite, più piccola (20-30%), è invece la parte tattica e discrezionale. Qui puoi esprimere le tue convinzioni personali o cogliere opportunità specifiche. Questa parte può essere gestita in autonomia e può includere strumenti come: singole azioni di aziende che conosci bene (ad esempio, del settore in cui lavori), BTP o altri titoli di stato per scommettere su dinamiche dei tassi, ETF tematici o settoriali (es. lusso, intelligenza artificiale, energie rinnovabili) o, per i più esperti e con alta tolleranza al rischio, una piccola quota in asset speculativi come le criptovalute.

Questo approccio ibrido offre il meglio di entrambi i mondi: la solidità e l’efficienza di una gestione passiva e automatizzata per il nucleo del tuo patrimonio, e la flessibilità di fare scommesse mirate su una parte minoritaria. Ecco un esempio pratico di come potrebbe essere strutturato un portafoglio da 100.000€.

Esempio allocazione portafoglio 100.000€ con strategia Core-Satellite
Componente Allocazione Strumento Costo annuo
Core 80.000€ (80%) Moneyfarm Bilanciato 0,7%
Satellite – Bond 5.000€ (5%) BTP lungo termine 0,1%
Satellite – Settoriale 5.000€ (5%) ETF Lusso 0,4%
Satellite – Azioni 10.000€ (10%) 3 titoli FTSE MIB 0,2%

In questo modo, eviti l’errore di concentrare tutto il capitale su poche scommesse rischiose, ma al tempo stesso non rinunci alla possibilità di ottenere extra-rendimenti da idee di investimento personali, mantenendo una base solida e diversificata.

Consulente umano o algoritmo AI: chi performa meglio nella gestione del rischio durante le crisi?

La gestione del rischio durante i crolli di mercato è il test definitivo per qualsiasi strategia di investimento. Qui il confronto tra consulente umano (in banca) e algoritmo si fa più complesso. Un buon consulente può fornire un supporto psicologico inestimabile, rassicurando il cliente e impedendogli di prendere decisioni avventate dettate dal panico. Tuttavia, il modello di incentivi del sistema bancario tradizionale può creare pericolosi conflitti di interesse.

Il consulente in banca è prima di tutto un venditore di prodotti finanziari della propria rete. Durante una crisi, potrebbe essere spinto a consigliare la vendita di un prodotto per acquistarne un altro (generando commissioni di transazione) o a proporre “certificati a capitale protetto” che spesso nascondono costi elevati e strutture complesse. Il suo consiglio non è sempre e solo nell’interesse del cliente. Come sottolinea l’analista Maximiliano Travagli, esiste una differenza sostanziale tra il consulente legato a una banca e quello indipendente.

Il consulente finanziario indipendente, per ogni cliente definisce uno o più obiettivi di investimento e per ognuno di questi costruisce un portafoglio o più portafogli su misura realmente personalizzati.

– Maximiliano Travagli, Consulente Finanziario Indipendente

L’algoritmo di un robo-advisor, al contrario, è immune a questi conflitti. Il suo unico compito è eseguire la strategia definita a monte, ovvero il ribilanciamento automatico. Quando un asset class (es. azioni) perde valore, il sistema ne compra di più a prezzi scontati, mantenendo il portafoglio allineato al profilo di rischio. È un’operazione anti-ciclica, razionale e priva di qualsiasi spinta emotiva o commerciale. Inoltre, la differenza di costi tra i due modelli è netta: un’analisi di Investimi evidenzia un confronto tra il TER medio dei fondi italiani e le commissioni di Moneyfarm, con costi che possono essere più del doppio nel sistema tradizionale.

Ribilanciamento automatico del portafoglio durante una crisi di mercato

In sintesi, mentre un bravo consulente *indipendente* può offrire un valore aggiunto enorme, il sistema algoritmico offre una garanzia di disciplina e assenza di conflitti di interesse che il modello bancario tradizionale fatica a eguagliare, soprattutto nei momenti di massima pressione.

Perché un solo ETF MSCI World può essere meglio di 10 azioni scelte a caso?

Molti investitori alle prime armi cadono nella trappola del “stock picking”, ovvero la selezione di singole azioni, pensando di poter replicare il successo di Warren Buffett. Comprano titoli di aziende di cui sentono parlare (Tesla, Apple, Eni) creando un portafoglio concentrato e poco diversificato. Questa è una forma di gioco d’azzardo, non di investimento. Il rischio che una o due di queste aziende vadano male è altissimo e può compromettere l’intero capitale. La diversificazione non è un’opzione, è l’unico “pranzo gratis” della finanza.

Acquistare una singola quota di un ETF che replica l’indice MSCI World offre una soluzione elegante e potente a questo problema. Con un solo click, si investe in oltre 1.500 aziende leader in 23 paesi sviluppati del mondo. Il tuo capitale è istantaneamente diversificato per settore (tecnologia, sanità, finanza, etc.) e per area geografica (Nord America, Europa, Giappone, etc.). Se un’azienda o persino un intero settore va in crisi, l’impatto sul tuo portafoglio complessivo è mitigato dalla performance positiva delle altre componenti. Storicamente, questa strategia si è dimostrata estremamente efficace.

Studio di caso: Performance storiche dell’MSCI World

Secondo le analisi storiche, gli investitori che hanno mantenuto un investimento in un ETF MSCI World per lunghi periodi hanno potuto beneficiare di un rendimento medio annuo di circa il 9% negli ultimi 50 anni. Questo risultato include tutte le grandi crisi, dimostrando la resilienza di un portafoglio globalmente diversificato.

Un portafoglio costruito da un robo-advisor si basa proprio su questo principio, utilizzando una combinazione di ETF (MSCI World per le azioni dei paesi sviluppati, ETF sui mercati emergenti, ETF obbligazionari globali, etc.) per costruire un’architettura ancora più sofisticata e personalizzata sul profilo di rischio del cliente.

Piano d’azione: i vantaggi della diversificazione globale con un ETF

  1. Diversificazione immediata: Con un solo strumento accedi a oltre 1.500 aziende in 23 paesi sviluppati.
  2. Eliminazione del rischio specifico: Annulli il pericolo legato al fallimento o alla cattiva performance di singole aziende.
  3. Ribilanciamento automatico: L’indice si ribilancia da solo seguendo le capitalizzazioni di mercato, senza che tu debba fare nulla.
  4. Costi di gestione minimi: Un ETF MSCI World ha un TER (costo annuo) tipicamente tra lo 0,15% e lo 0,30%, contro i costi ben più alti della compravendita di singole azioni o dei fondi attivi.
  5. Semplicità operativa e fiscale: Gestire un solo strumento in regime amministrato semplifica enormemente la dichiarazione dei redditi e la gestione del portafoglio.

Rinunciare all’illusione di poter scegliere i titoli vincenti e affidarsi alla potenza della diversificazione globale è una delle decisioni più mature e profittevoli che un investitore possa prendere.

Da ricordare

  • L’impatto dei costi è il fattore più determinante sulla performance a lungo termine: l’1% di commissioni in più può costarti decine di migliaia di euro.
  • La gestione passiva tramite ETF tende a sovraperformare la stragrande maggioranza dei fondi a gestione attiva, una volta detratti i costi.
  • La strategia Core-Satellite, con un robo-advisor per il nucleo del portafoglio, offre un equilibrio ideale tra efficienza, diversificazione e gestione tattica personale.

Come trasformare 100€ al mese in un capitale importante per i figli grazie all’interesse composto?

Spesso si pensa che per investire servano grandi capitali. In realtà, la vera magia della finanza non risiede nell’importo iniziale, ma nella costanza e nel tempo, grazie a un principio che Albert Einstein definì “l’ottava meraviglia del mondo”: l’interesse composto. Funziona in modo semplice: i rendimenti generati dal tuo capitale vengono reinvestiti e, a loro volta, generano nuovi rendimenti. È un effetto valanga che trasforma piccoli importi costanti in un capitale significativo.

Un Piano di Accumulo del Capitale (PAC) è lo strumento perfetto per sfruttare questo meccanismo. Investire 100€ al mese può sembrare una cifra modesta, ma se applicata a un orizzonte temporale lungo, come quello della crescita di un figlio, i risultati possono essere sorprendenti. Ipotizziamo di avviare un PAC da 100€ al mese per un figlio appena nato, con un orizzonte di 18 anni. Con una soluzione a basso costo come quella di un robo-advisor e ipotizzando un rendimento realistico, il risultato è notevole.

Secondo una simulazione di Moneyfarm, versando 100€ al mese, il capitale totale versato dopo 18 anni sarebbe di 21.600€. Tuttavia, ipotizzando un rendimento del 5% lordo annuo, il capitale finale ammonterebbe a quasi 33.000€. Più di 11.000€ sono stati generati dal solo potere dell’interesse composto e dei rendimenti del mercato.

L’esperienza di chi l’ha già fatto è la testimonianza più potente.

Sai quanto ho guadagnato dopo 10 anni? 21.531 euro. Sì, hai letto bene, con soli 100 euro al mese e investendo un totale di 12.000 euro.

– Esperienza di un investitore con PAC decennale riportata da justETF

Iniziare presto, anche con poco, è la decisione più importante che puoi prendere per il futuro finanziario dei tuoi figli. Valutare oggi la soluzione più adatta alle proprie esigenze non è più un’opzione, ma il primo passo per costruire un futuro finanziario solido e consapevole.

Domande frequenti su Moneyfarm vs consulente in banca

Quale percentuale del portafoglio dovrebbe essere ‘Core’?

Generalmente il 70-80% del portafoglio dovrebbe essere nella componente Core diversificata e gestita passivamente, come quella offerta da un robo-advisor. Il restante 20-30% può essere allocato a investimenti Satellite più tattici e gestiti in autonomia.

Quali strumenti sono adatti per la parte Satellite?

Per la parte Satellite si possono considerare strumenti come BTP Valore per chi vuole scommettere sui tassi italiani, azioni di aziende italiane che si conoscono bene, ETF settoriali tematici (es. AI, lusso, acqua), o piccole quote in criptovalute per gli investitori più esperti e con un’alta propensione al rischio.

Come coordinare la fiscalità tra Core e Satellite?

Il regime amministrato offerto dal robo-advisor per la componente Core semplifica enormemente la gestione, in quanto l’intermediario agisce da sostituto d’imposta. Per la parte Satellite, gestita tramite un altro broker o la propria banca, si può scegliere il regime dichiarativo o amministrato, con la possibilità di compensare plusvalenze e minusvalenze tra i vari strumenti detenuti.

Scritto da Giulia Giulia Venturi, Consulente Senior in Digital Banking e Fintech, specializzata in Open Banking e sicurezza dei pagamenti digitali (PSD2/3). Ha guidato la transizione digitale di due importanti istituti di credito italiani.