Pubblicato il Aprile 17, 2024

La blockchain in Italia non è più una promessa futura, ma una realtà giuridica e operativa che già oggi garantisce l’immodificabilità di atti e pagamenti, trasformando il ruolo del professionista da esecutore manuale a supervisore strategico.

  • Gli smart contract, legalmente riconosciuti dal 2019, automatizzano i pagamenti in modo sicuro e trasparente, eliminando ritardi e contestazioni.
  • La “notarizzazione blockchain” ha valore di validazione temporale elettronica (Regolamento eIDAS), rendendo un documento certo nella data e immodificabile.

Raccomandazione: Invece di temere la disintermediazione, il professionista moderno deve esplorare piattaforme blockchain per offrire servizi di certificazione e garanzia più efficienti e sicuri ai propri clienti.

Per molti professionisti e notai, la parola “blockchain” evoca ancora scenari fumosi di criptovalute volatili e rischi speculativi. Si tende a pensare che la sua principale applicazione sia legata al mondo finanziario del Bitcoin, ignorando il suo potenziale dirompente in ambiti molto più tradizionali, come la stipula di contratti, la gestione dei pagamenti e la certificazione di filiera. La discussione comune si ferma spesso alla superficie della decentralizzazione e della sicurezza, senza mai toccare il vero nocciolo della questione per un professionista italiano: quali sono le applicazioni concrete, oggi, nel nostro ordinamento giuridico?

L’errore fondamentale è considerare questa tecnologia come un’alternativa lontana e futuribile all’atto notarile o alla gestione bancaria tradizionale. In realtà, la vera rivoluzione non è sostituire il professionista, ma potenziarlo. La blockchain introduce il concetto di “infrastruttura di fiducia programmabile”, un sistema dove le regole (legali, contrattuali, logistiche) non sono solo scritte su un foglio, ma sono codice eseguibile, automatico e, soprattutto, immodificabile. Questo sposta il valore del consulente dalla semplice intermediazione e certificazione manuale alla progettazione e supervisione di queste logiche automatizzate.

Questo articolo si discosta deliberatamente dalla narrazione speculativa per calarsi nella realtà operativa e legale italiana. Non parleremo di “come comprare cripto”, ma di come la blockchain sia già oggi uno strumento per blindare contratti, automatizzare pagamenti B2B in modo condizionale e certificare l’autenticità del Made in Italy con un livello di sicurezza senza precedenti. Analizzeremo il quadro normativo vigente in Italia, dal Decreto Semplificazioni al regolamento MiCA, per capire quando e come un documento “notarizzato” su blockchain acquista pieno valore legale, trasformando un concetto astratto in un vantaggio competitivo tangibile per la tua attività.

Per navigare con chiarezza in questo nuovo paradigma, abbiamo strutturato l’articolo in modo da affrontare progressivamente le questioni più rilevanti per un professionista. Dal funzionamento pratico degli smart contract alla distinzione tra progetti seri e speculativi, ogni sezione è pensata per fornire risposte concrete e immediatamente applicabili.

Perché la blockchain è utile alle aziende anche senza comprare Bitcoin?

L’associazione quasi automatica tra blockchain e Bitcoin è il primo ostacolo da superare per comprenderne il valore aziendale. La blockchain è una tecnologia di registro distribuito (DLT), un database immutabile e trasparente condiviso tra più partecipanti. Bitcoin è solo la prima e più famosa applicazione di questa tecnologia. Per un’azienda, il vero valore non risiede nella creazione o detenzione di asset digitali speculativi, ma nell’utilizzo della blockchain come infrastruttura di fiducia programmabile per certificare processi e scambiare valore in modo sicuro.

L’utilità si manifesta in ambiti concreti come la tracciabilità della filiera. In Italia, dove il marchio “Made in Italy” è un asset strategico, poter dimostrare in modo inconfutabile l’origine e ogni passaggio della produzione crea un enorme vantaggio competitivo. Non è un caso che, già nel 2019, le aziende italiane abbiano investito circa 30 milioni di euro in progetti blockchain, raddoppiando la spesa dell’anno precedente. Questo dimostra un interesse crescente verso le applicazioni industriali.

I principali vantaggi per le PMI, come evidenziato anche da report dell’OCSE, vanno oltre la semplice speculazione e toccano il cuore dell’operatività aziendale:

  • Certificazione dell’origine: La trasparenza e l’immutabilità della blockchain sono ideali per settori come l’agroalimentare e il lusso, dove l’origine è un fattore di valore.
  • Protezione dalla contraffazione: Un problema che costa al sistema-paese miliardi ogni anno può essere combattuto efficacemente tracciando ogni singolo prodotto.
  • Gestione documentale sicura: Contratti, certificati e documenti vengono registrati in modo permanente, eliminando il rischio di alterazioni o perdite.
  • Accesso al credito: Una supply chain trasparente e certificata aumenta l’affidabilità di un’impresa agli occhi degli istituti di credito, semplificando l’accesso a finanziamenti.

Caso di studio: Progetto TrackIT per le PMI italiane

Un esempio lampante è il progetto TrackIT, finanziato con 2,6 milioni di euro, che ha visto la partecipazione di 300 PMI italiane. L’obiettivo non era investire in criptovalute, ma utilizzare piattaforme blockchain fornite da aziende tecnologiche specializzate per certificare l’autenticità dei prodotti Made in Italy. Questo progetto dimostra come la tecnologia possa essere uno strumento concreto per valorizzare il brand, proteggere dalle imitazioni e creare un rapporto di fiducia diretto con il consumatore finale.

Come automatizzare i pagamenti ai fornitori solo alla consegna merce garantita dalla blockchain?

La risposta a questa domanda risiede in uno degli strumenti più potenti offerti dalla blockchain: gli smart contract. Uno smart contract non è un contratto nel senso legale tradizionale, ma un programma informatico che esegue automaticamente azioni predefinite quando si verificano determinate condizioni. È l’equivalente digitale della clausola “se… allora…”. Nel contesto dei pagamenti B2B, la logica è semplice: “SE il sensore GPS conferma che la merce è stata consegnata al magazzino del cliente, ALLORA trasferisci automaticamente il pagamento dal conto del cliente a quello del fornitore”.

Questo meccanismo elimina l’intervento manuale, le attese per i bonifici bancari e, soprattutto, le contestazioni. L’esecuzione è vincolata al verificarsi di un evento oggettivo, registrato in modo immutabile sulla blockchain. L’informazione sull’avvenuta consegna arriva allo smart contract tramite un “oracolo”, un servizio esterno fidato che immette dati del mondo reale (come dati GPS, letture di sensori IoT, conferme di spedizione) sulla blockchain. La digitalizzazione di questi processi, secondo gli esperti, può generare un risparmio tra il 20% e il 25% di attività time-consuming nella gestione della filiera.

Visualizzazione di smart contract per l'automazione dei pagamenti nella supply chain tramite blockchain

Come mostra la visualizzazione, lo smart contract agisce come un garante automatico e neutrale che detiene i fondi e li rilascia solo quando le condizioni pattuite vengono soddisfatte e verificate. Questo non solo accelera i flussi di cassa, ma costruisce anche un rapporto di fiducia e trasparenza tra le parti. La vera svolta, soprattutto per il mercato italiano, è che questi strumenti hanno già un riconoscimento legale.

Il confronto tra l’approccio tradizionale e quello basato su smart contract evidenzia un salto quantico in termini di efficienza e sicurezza, come illustrato da una recente analisi comparativa.

Confronto tra gestione tradizionale e smart contract per pagamenti B2B
Aspetto Sistema Tradizionale Smart Contract su Blockchain
Esecuzione Manuale con intermediari Automatica al verificarsi di predeterminati eventi
Tempi di pagamento 3-5 giorni lavorativi Immediato quando la condizione viene soddisfatta
Costi di transazione Commissioni bancarie 1-3% Gas fees minime (< 0.1%)
Validità legale in Italia Piena validità Dal 2019 con D.l. n. 135/2018: ‘programma per elaboratore che opera su tecnologie basate su registri distribuiti e la cui esecuzione vincola automaticamente due o più parti’
Modificabilità Possibile con accordo delle parti Enforcement pressoché automatico e immodificabile dei termini contrattuali

Blockchain pubblica o privata: quale garantisce meglio l’autenticità del Made in Italy?

Una volta compreso il potenziale della blockchain per la certificazione, la domanda successiva per un’azienda o un consorzio è strategica: affidarsi a una blockchain pubblica (come Ethereum) o svilupparne una privata (o “permissioned”)? La scelta dipende dall’equilibrio desiderato tra trasparenza totale, controllo degli accessi e performance.

Una blockchain pubblica è aperta a tutti. Chiunque può partecipare alla rete, validare transazioni e consultare il registro. Il suo punto di forza è la massima decentralizzazione e resistenza alla censura. Per un consumatore finale che vuole verificare l’autenticità di una bottiglia di vino tramite QR code, una registrazione su una blockchain pubblica offre la garanzia più alta, poiché non è controllata da una singola entità. Tuttavia, i costi di transazione possono essere più alti e la privacy dei dati aziendali è nulla.

Una blockchain privata o di consorzio, invece, è ad accesso limitato (“permissioned”). Solo entità pre-autorizzate (es. i membri di una filiera produttiva) possono partecipare. Questo modello offre maggiore velocità, costi quasi nulli e, soprattutto, la confidenzialità dei dati commerciali. È la scelta ideale per le aziende che vogliono collaborare e condividere informazioni in un ambiente sicuro e controllato, senza esporre dati sensibili al pubblico. La fiducia è garantita non dalla decentralizzazione totale, ma dalle regole di governance del consorzio. Per il Made in Italy, questo modello è spesso vincente, poiché permette di creare una sovranità digitale della filiera, proteggendola da attori esterni e dalla contraffazione, che secondo un’indagine OCSE causa un danno economico di 32 miliardi di euro alle PMI italiane.

Caso di studio: La piattaforma ItaChain per il Made in Italy

Nel contesto del progetto TrackIT, circa 80 aziende italiane hanno scelto di aderire alla piattaforma permissioned ItaChain. La leadership del settore agroalimentare (39 aziende), seguito da tessile (17) e design (10), mostra come questo modello sia percepito come ideale per certificare la qualità e il valore del brand. L’adozione di una blockchain di consorzio come ItaChain permette alle aziende non solo di proteggere la filiera, ma anche di aprire canali di comunicazione diretti con il consumatore, che può verificare la storia del prodotto tramite un semplice QR Code, rafforzando la fiducia e il legame con il marchio.

L’errore di confondere un progetto blockchain serio con uno schema Ponzi digitale

La diffidenza verso la blockchain è spesso alimentata dalla cronaca, che riporta casi di truffe, schemi Ponzi e progetti fallimentari legati a criptovalute sconosciute. È fondamentale, per un professionista, sviluppare gli strumenti per distinguere un’applicazione industriale legittima da un’operazione puramente speculativa o fraudolenta. La chiave è guardare oltre le promesse di guadagni stratosferici e analizzare la governance, la regolamentazione e l’utilità reale del progetto.

Un progetto blockchain serio ha un white paper chiaro che descrive il problema che intende risolvere, la tecnologia utilizzata e il modello di business. Soprattutto, opera nel rispetto del quadro normativo. In Italia e in Europa, il mercato si sta strutturando rapidamente. Il regolamento MiCA (Markets in Crypto-Assets) e il suo recepimento in Italia stabiliscono regole precise per gli operatori (CASP – Crypto-Asset Service Providers), imponendo obblighi di autorizzazione, trasparenza e segregazione dei fondi dei clienti. Le autorità, come CONSOB e Banca d’Italia, hanno ora ampi poteri di vigilanza e sanzione.

Questo contesto normativo è il primo filtro. Un operatore che promette servizi in Italia senza essere registrato all’OAM (Organismo Agenti e Mediatori) o senza un piano di adeguamento a MiCA è quasi certamente inaffidabile o illegale. Le sanzioni per l’abusivismo sono un deterrente significativo, come sottolinea la normativa.

Rappresentazione dei controlli regolamentari CONSOB sulla blockchain e protezione investitori

Il decreto prevede sanzioni pecuniarie molto elevate, fino a 5 milioni di euro, per chi opera illegalmente o viola le normative. Sono previste anche sanzioni penali con pene detentive fino a 4 anni per casi di abusivismo

– Decreto Legislativo n. 129/2024, Adeguamento al Regolamento MiCA

Checklist di verifica: i segnali d’allarme per un progetto blockchain secondo CONSOB

  1. Verifica registrazione: Dopo il 30 dicembre 2024, l’operatore deve essere iscritto al registro OAM e aver presentato istanza di autorizzazione come CASP.
  2. Controllo autorizzazioni: L’offerta al pubblico di cripto-attività senza le dovute autorizzazioni costituisce reato di abusivismo.
  3. Analisi del White Paper: Il documento deve essere stato notificato alle autorità competenti (CONSOB/Banca d’Italia) e, se per un’offerta al pubblico, approvato.
  4. Conformità a MiCA: L’operatore deve rispettare tutti i requisiti per l’autorizzazione come CASP, inclusa la trasparenza e la gestione dei rischi.
  5. Trasparenza sulla vigilanza: Un progetto serio non teme, ma anzi dichiara, la propria sottomissione alla vigilanza delle autorità competenti.

Quando la “Notarizzazione su Blockchain” avrà pieno valore legale nei tribunali italiani?

Questa è la domanda cruciale per ogni notaio e professionista legale, e la risposta potrebbe sorprendere: ce l’ha già. Grazie all’art. 8-ter del “Decreto Semplificazioni” (D.L. 135/2018), convertito in legge nel 2019, l’Italia ha ufficialmente riconosciuto gli effetti giuridici della validazione temporale elettronica per i documenti registrati su tecnologie basate su registri distribuiti. Questo significa che la “notarizzazione su blockchain” non è un concetto futuribile, ma uno strumento con una base legale solida nel nostro ordinamento.

In pratica, registrare l’hash (un’impronta digitale univoca) di un documento su una blockchain equivale ad apporre una marca temporale opponibile a terzi. Questo non sostituisce l’atto pubblico, che ha un’efficacia probatoria superiore (fa piena prova fino a querela di falso), ma conferisce al documento la data certa e la garanzia di immodificabilità. Un documento informatico a cui è associata una firma digitale e una validazione temporale su blockchain ha lo stesso valore probatorio di una scrittura privata ai sensi dell’art. 2702 c.c. Il testo della legge è inequivocabile in questo senso.

La memorizzazione di un documento informatico attraverso l’uso di tecnologie basate su registri distribuiti produce gli effetti giuridici della validazione temporale elettronica di cui all’articolo 41 del Regolamento UE n. 910/2014

– Art. 8-ter Decreto Semplificazioni, D.L. 14 dicembre 2018, n. 135

Il livello di garanzia può variare a seconda della piattaforma utilizzata. Soluzioni come Notarchain, sviluppata dal Notariato italiano, offrono garanzie superiori poiché l’infrastruttura è gestita e validata da professionisti qualificati, unendo la certezza tecnologica della blockchain con l’affidabilità della figura notarile. Il confronto con il processo tradizionale mostra un’ottimizzazione radicale di tempi e costi.

Confronto tra notarizzazione tradizionale e notarizzazione su blockchain
Caratteristica Notarizzazione Tradizionale Notarizzazione Blockchain
Tempi Giorni/settimane Pochi minuti, da remoto
Costi Centinaia/migliaia di euro Costi ridotti: non richiede l’intervento di un notaio per la sola validazione temporale
Valore probatorio Pieno valore di atto pubblico Valore probatorio come documento informatico con firma digitale (art. 2702 c.c.)
Modificabilità Possibile con nuovo atto Inviolabilità: una volta registrato, l’hash non può essere modificato né cancellato
Verificabilità Presso archivio notarile Chiunque può verificare tramite blockchain pubblica l’autenticità dell’impronta

Bonifico SWIFT o servizio fintech: quale conviene per inviare denaro negli USA risparmiando sul cambio?

Sebbene possa sembrare un argomento puramente finanziario, la questione dei pagamenti internazionali si collega direttamente all’efficienza che la tecnologia può portare nei processi aziendali, un tema centrale anche per la blockchain. Per un’azienda italiana che deve pagare un fornitore negli USA, le opzioni tradizionali sono il bonifico SWIFT, lento e costoso, o i servizi fintech (come Wise), più rapidi ed economici. Tuttavia, sta emergendo una terza via: i pagamenti tramite stablecoin su blockchain.

Il sistema SWIFT soffre di costi nascosti: oltre alle commissioni fisse, le banche intermediarie applicano uno spread sul tasso di cambio che può arrivare al 2-4% dell’importo. Per un pagamento di 20.000€, questo può significare un costo di 400-800€. I servizi fintech hanno migliorato la situazione, offrendo maggiore trasparenza e tassi di cambio più vicini a quelli di mercato, ma operano ancora all’interno dell’infrastruttura bancaria tradizionale.

La blockchain offre un paradigma diverso. Utilizzando una stablecoin (una criptovaluta ancorata a una valuta fiat come il dollaro o l’euro, es. USDC o EURC), il trasferimento di valore diventa quasi istantaneo e globale, 24/7. Le commissioni sono legate al costo di transazione sulla rete blockchain scelta, spesso inferiori a un euro, e lo spread per la conversione da euro a stablecoin e viceversa è minimo (0.1-0.3%). Questo approccio bypassa la catena di intermediari bancari, riducendo drasticamente costi e tempi. Naturalmente, l’adozione di pagamenti in cripto-asset per scopi commerciali B2B richiede il pieno rispetto delle normative antiriciclaggio (AML/KYC), un ambito in cui il professionista legale gioca un ruolo chiave.

Confronto costi per un trasferimento di 20.000€ dall’Italia agli USA
Metodo Commissioni Spread cambio Tempi Costo totale stimato
Bonifico SWIFT tradizionale 30-50€ 2-4% 3-5 giorni 450-850€
Servizio Fintech (es. Wise) 80-100€ 0.5-1% 1-2 giorni 180-300€
Stablecoin su blockchain Commissioni minime 0.1-0.3% Istantaneo 20-80€

Perché mantenere una gestione bancaria analogica costa alla tua azienda 500€ in più al mese?

La cifra di 500€ al mese non è un dato fisso, ma una stima verosimile dei costi nascosti e delle inefficienze che un’azienda subisce rimanendo legata a processi manuali e cartacei. Questo costo non deriva solo dalle commissioni bancarie, ma da un insieme di fattori che la tecnologia blockchain contribuisce a mitigare o eliminare. Pensiamo al tempo perso dal personale amministrativo per la riconciliazione manuale delle fatture con i pagamenti, ai ritardi nei pagamenti che incrinano i rapporti con i fornitori, o al rischio di frodi e alterazioni documentali.

Consideriamo un esempio concreto al di fuori della finanza: la gestione di un cantiere edile. Qui, la certificazione dello stato di avanzamento dei lavori (SAL) è un processo critico che sblocca i pagamenti. Tradizionalmente, si basa su verbali cartacei, checklist e fotografie, materiali che possono essere contestati, persi o alterati. L’adozione della blockchain, come in alcuni progetti pilota italiani, permette al Direttore dei Lavori di certificare ogni verbale e checklist in modo immutabile. L’hash del documento, corredato di foto geolocalizzate e data certa, viene registrato sulla blockchain. Questo crea una prova inconfutabile, ammissibile in giudizio, che tutela sia l’appaltatore sia il committente.

Questo paradigma di certificazione, economico e programmabile, elimina le contestazioni e accelera i pagamenti. Il tempo risparmiato in dispute legali, la riduzione del lavoro amministrativo e la maggiore fiducia tra le parti si traducono in un risparmio economico diretto. Se quantifichiamo le ore di lavoro di un geometra, di un avvocato e di un amministrativo coinvolti in una disputa su un SAL, è facile vedere come i costi possano rapidamente superare i 500€ per un singolo incidente. La gestione analogica è costosa perché è intrinsecamente inefficiente e basata su una fiducia non verificabile, mentre la blockchain crea un sistema basato su una “fiducia per progettazione” (trust by design).

Da ricordare

  • La blockchain non è solo Bitcoin: è un’infrastruttura per la tracciabilità, la certificazione e l’automazione dei contratti.
  • Gli smart contract hanno pieno valore legale in Italia (D.L. 135/2018) e permettono di automatizzare i pagamenti in modo sicuro.
  • La “notarizzazione blockchain” fornisce data certa e prova di immodificabilità a un documento, con valore di validazione temporale elettronica (Reg. eIDAS).

Come le API bancarie permettono alle startup di creare servizi finanziari su misura senza essere una banca?

La rivoluzione dell’Open Banking, innescata dalla direttiva europea PSD2, ha obbligato le banche ad aprire le proprie infrastrutture tramite API (Application Programming Interface). Questo ha permesso a startup e fintech di accedere ai dati dei conti (con il consenso dell’utente) e di avviare pagamenti, creando servizi innovativi sopra l’infrastruttura bancaria esistente. Oggi, la blockchain rappresenta il livello successivo di questa evoluzione, combinandosi con le API per creare applicazioni finanziarie ancora più potenti e decentralizzate.

Una startup può, ad esempio, utilizzare le API PSD2 per verificare l’identità di un utente e collegare il suo conto bancario. Successivamente, può usare uno smart contract su blockchain per gestire un servizio di escrow automatico. Immaginiamo una piattaforma per la compravendita di beni di valore tra privati: l’acquirente deposita i fondi, che vengono bloccati nello smart contract. Le API di un corriere (l'”oracolo”) comunicano l’avvenuta consegna al contratto, che a sua volta sblocca il pagamento al venditore. In questo scenario, la startup non tocca mai i fondi, ma offre un’infrastruttura di fiducia automatizzata. Questo modello riduce drasticamente i requisiti patrimoniali e normativi rispetto a diventare un istituto di pagamento tradizionale.

L’integrazione di sistemi di identità digitale come lo SPID con la blockchain apre ulteriori scenari per un onboarding dei clienti sicuro e conforme al GDPR. Il governo italiano stesso sta esplorando questa convergenza con progetti come l’Italian Blockchain Service Infrastructure (IBSI), che punta a creare un ecosistema di servizi basati su registri distribuiti, integrato con le infrastrutture pubbliche esistenti. Per una startup, i passi per creare un servizio finanziario di questo tipo sono:

  • Ottenere le licenze necessarie (es. autorizzazione come CASP secondo MiCA).
  • Integrare API per l’identità digitale (SPID) e per l’accesso ai conti (PSD2).
  • Sviluppare smart contract sicuri e testati per automatizzare la logica di business.
  • Garantire la segregazione patrimoniale dei fondi e dei cripto-asset dei clienti, come richiesto dalla normativa.

Per comprendere le opportunità future, è essenziale analizzare come la convergenza tra API, Open Banking e blockchain sta ridisegnando i servizi finanziari.

Per il professionista o il notaio, comprendere questa evoluzione non è un esercizio teorico, ma una necessità strategica. Ignorare questi strumenti significa rischiare l’irrilevanza in un mercato che premia l’efficienza, la trasparenza e la sicurezza. L’adozione di soluzioni basate su blockchain non è una minaccia, ma un’opportunità per espandere i propri servizi, offrendo consulenza su architetture contrattuali complesse, validazione di processi automatizzati e garanzie legali in un mondo sempre più digitalizzato. Per mettere in pratica questi concetti, il passo successivo consiste nell’ottenere una valutazione personalizzata delle soluzioni tecnologiche più adatte alla propria clientela.

Scritto da Lorenzo Lorenzo Esposito, Trader professionista e Analista di Mercati Finanziari, specializzato in Trading Online, Criptovalute e Blockchain. Esperto di piattaforme di scambio e regimi fiscali per asset digitali.